COMBATTERE IL GLIOBLASTOMA CON CORAGGIO E INNOVAZIONE

da | Apr 18, 2025 | Attività, Informazione scientifica

Conversazione con la Dott.ssa Maria Pia Tropeano, vincitrice della borsa di studio 2024 dell’Associazione Ginetta Ferraguti per la ricerca sul glioblastoma.

Teresa Bertocchi

Maria Pia, grazie per essere qui con noi. È un vero piacere averti ospite, soprattutto dopo aver vinto l’ultima edizione del premio intitolato a Ginetta.

Dott.ssa Maria Pia Tropeano:
Grazie a te Teresa, davvero. È stato un momento molto emozionante, anche perché sento che questo premio rappresenta una storia di coraggio e amore. Per me è stato anche un riconoscimento al lavoro di squadra e a tutti i pazienti che ogni giorno ci insegnano tanto.

Teresa:
Parliamone un po’, allora. Tu sei specializzata in neurochirurgia oncologica. Il glioblastoma, purtroppo, è una delle diagnosi più dure. Come stanno andando le cose, dal tuo punto di vista?

Maria Pia:
Hai ragione, il glioblastoma è uno dei tumori cerebrali più aggressivi e difficili da trattare. Anche se è dura da dire, la verità è che la strada è ancora lunga. Però non siamo fermi: ci sono tante ricerche in corso, approcci nuovi, e una maggiore attenzione alla qualità della vita del paziente.

Lo studio che abbiamo recentemente pubblicato nasce da un lavoro clinico e di ricerca che portiamo avanti da anni, e si concentra sull’importanza di una resezione chirurgica il più possibile estesa, ma sempre sicura, nel trattamento del glioblastoma. Abbiamo mostrato che, nei pazienti selezionati, riuscire a rimuovere in maniera più radicale il tumore può migliorare significativamente la sopravvivenza, mantenendo una buona qualità della vita. Questo è uno dei punti chiave: essere aggressivi con il tumore, ma delicati con il cervello.

Teresa:
Quindi la chirurgia è ancora una parte fondamentale del trattamento?

Maria Pia:
Assolutamente sì. Anche se sappiamo che da sola non basta, rappresenta il primo e più importante passo. La “chirurgia di massima resezione” è oggi un obiettivo condiviso da molti centri specializzati, soprattutto quando si può contare su tecnologie avanzate come la neuronavigazione, la fluorescenza intraoperatoria o il monitoraggio neurofisiologico. Tutti strumenti che ci permettono di essere più precisi e sicuri.

Teresa:
Mi fa piacere che ci sia questa evoluzione. E immagino che per i pazienti sia fondamentale anche sentirsi in mani esperte.

Maria Pia:
È così. La fiducia nel team e il modo in cui si comunica con il paziente fanno parte del percorso di cura. È importante dire le cose come stanno, con trasparenza, ma anche con umanità. Non è solo questione di interventi, ma di accompagnare una persona nel momento più difficile della sua vita.

Teresa:
E per chi affronta la malattia, cambia qualcosa nel modo in cui si viene seguiti?

Maria Pia:
Sì, direi che si sta dando sempre più peso a un approccio multidisciplinare. Non c’è più solo il chirurgo, ma un team che comprende oncologi, radioterapisti, psicologi, fisioterapisti… insomma, si cerca di accompagnare la persona, non solo il “caso clinico”.

Teresa:
È davvero impressionante. C’è così tanta tecnologia, ma anche una grande sensibilità nel lavorare “dentro” le persone.

Maria Pia:
Proprio così. Ed è bello vedere come anche la ricerca di base stia contribuendo a fare luce su nuovi approcci. Ad esempio, penso al lavoro della Prof.ssa Michela Matteoli, che sta studiando il ruolo delle vescicole extracellulari nel glioblastoma. Sono delle piccole “navette” che le cellule tumorali usano per comunicare e influenzare l’ambiente intorno a sé.

Teresa:
Una sorta di linguaggio del tumore?

Maria Pia:
Esattamente. Capire questo linguaggio potrebbe aiutarci a bloccare certi meccanismi alla base della crescita e dell’aggressività del glioblastoma. È una frontiera ancora in via di esplorazione, ma molto promettente, perché apre anche a possibilità terapeutiche diverse, magari meno invasive.

Teresa:
Quindi da un lato la chirurgia, dall’altro la ricerca molecolare… insomma, si lavora su più fronti.

Maria Pia:
Sì, ed è proprio questo il messaggio che vorrei far passare: ogni piccolo passo conta. Non esiste la soluzione unica, ma l’unione di tante competenze, di menti e cuori dedicati. Solo così possiamo sperare di cambiare davvero le cose.

Teresa:

Cosa ti auguri per il futuro, Maria Pia?

Maria Pia:
Mi auguro che il glioblastoma non sia più una condanna. Che possiamo arrivare a controllarlo come oggi si fa con tante altre malattie. E mi auguro anche che non venga mai meno la speranza, che è un motore potentissimo. E associazioni come la tua, Teresa, aiutano proprio a tenerla accesa.

Teresa:
Ecco, proprio questo è il cuore anche dell’associazione: creare vicinanza, far sentire le persone meno sole. A volte un po’ di calore umano vale tantissimo.

Maria Pia:
Hai ragione. E il tuo lavoro, Teresa, è preziosissimo. Credo che la medicina e il volontariato, quando si incontrano, riescano davvero a fare qualcosa di grande. In fondo, anche la ricerca ha bisogno di storie vere, di volti e di motivazioni profonde.

Teresa:
Grazie di cuore Maria Pia, e ancora congratulazioni per il tuo lavoro e per il premio.

Maria Pia:
Grazie a te, Teresa. È stato un onore. E come dico sempre: la strada è ancora lunga, ma ogni passo conta.